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DOSSIER n. 218/2012

La valutazione multidimensionale del paziente anziano. Applicazione di strumenti nei percorsi di continuità assistenziale


copertina Una delle priorità indicate dal Piano sanitario e sociale regionale dell’Emilia-Romagna riguarda l’assistenza agli anziani e ai soggetti fragili. Di fronte al crescente numero di soggetti che presentano specifiche necessità assistenziali si è andato configurando un sistema complesso e articolato di risposte.

Il concetto di continuità assistenziale, definita come il processo mediante il quale pazienti e medici cooperano attivamente nella gestione del percorso assistenziale, si estende al di là degli aspetti interpersonali dell’assistenza, fino ad essere intesa come il prolungarsi nel tempo della relazione medico-paziente; tale visione non può prescindere da una valutazione della qualità e del rapporto costo/efficienza del servizio. Si tratta pertanto di una relazione assistenziale continuativa, incentrata sui bisogni individuali del paziente, sulla comunicazione e gestione delle patologie nel contesto più ampio della vita del paziente (Tarrant et al., 2006). Una continuità assistenziale ben funzionante è associata con la riduzione del rischio di ospedalizzazione nei pazienti anziani (Counsell et al., 2007; Menec et al., 2006).

Contestualmente è emersa la necessità di migliorare la qualità dell’assistenza, che oggettivamente ha raggiunto livelli di complessità notevoli aggravando gli elementi di criticità costituiti dall’integrazione nel sistema tra i vari componenti erogativi dei servizi. Dare continuità significa promuovere la centralità del paziente nel percorso assistenziale (Haggerty et al., 2003), ma non solo ponendo il paziente al centro di un sistema di servizi: già Shortell (1976) definiva la continuity of care come la misura in cui i servizi sanitari sono recepiti come parte di una successione coordinata e ininterrotta di eventi coerenti con i bisogni dei pazienti; più recentemente l’accento è stato posto sull’integrazione verticale dei percorsi assistenziali, dall’ambito specialistico delle strutture ospedaliere al contesto delle cure primarie (Gulliford et al., 2006). La percezione di continuità assistenziale, ovvero della progressione dell’assistenza in modo continuo e coordinato, è un elemento fondamentale per la soddisfazione dei pazienti (Freeman et al., 2003) e, soprattutto per i pazienti cronici, risulta influenzata maggiormente dal modello assistenziale più che dal tipo di patologia (Cowie et al., 2009).

Costituisce pertanto una priorità entrare nel merito della rete dei servizi che si è costituita e verificarne l’efficacia e l’appropriatezza, anche alla luce dei cambiamenti all’interno della stessa popolazione assistita. Non si tratta tanto di misurare il grado di integrazione dei servizi, quanto di comprendere in quale misura l’articolazione di un percorso assistenziale influisce sulla qualità di vita del paziente inserito all’interno dello stesso. Esperienze europee precedenti, ad esempio, hanno valutato i programmi di gestione autonoma della patologia da parte di pazienti cronici (Elzen et al., 2007), senza però ottenere risultati conclusivi.

In questa prospettiva, il Dossier presenta i dati emersi dal progetto “La continuità assistenziale: applicazione del set minimo di scale per la valutazione del paziente anziano e del percorso di presa in carico” (condotto in Emilia-Romagna nel periodo 2008-2009). Il progetto prevedeva la sperimentazione e la messa a punto di indicazioni operative di un set minimo di scale per la valutazione del paziente cronico anziano al fine di rendere possibile il confronto tra setting assistenziali omogenei, l’appropriatezza dei percorsi e stime di previsione sui bisogni assistenziali dei soggetti fragili. Il progetto è costituito da più centri di ricerca, convergenti verso medesime finalità seppure caratterizzati da specifici contributi.

La situazione attuale, in termini di assistenza riferita ai bisogni degli anziani, specie non autosufficienti o a rischio di diventarlo, evidenzia diverse criticità. Alcune di queste riguardano i processi assistenziali, che sono stati oggetto del precedente bando di modernizzazione 2007, tra cui:

Altre criticità si riferiscono alla capacità di misurare l’esito assistenziale, in particolare:

In particolare è noto che la messa a punto di strumenti di valutazione del bisogno da utilizzare come riferimento per un primo esame, e la loro ripetizione in tempi stabiliti permette di:

La valutazione prevista nel progetto si è basata su tre principi fondamentali:

L’attendibilità dei risultati consentirà l’assunzione di specifici indicatori di sintesi da introdurre nei flussi regionali già esistenti, e la valutazione dei modelli permetterà l’identificazione di requisiti da inserire negli strumenti di governo del sistema regionale (ad esempio, accreditamento). Inoltre potranno essere predisposti piani di fattibilità per estendere l’utilizzo del set minimo di scale ai setting dei percorsi assistenziali includendo tutti i nodi della rete.



a cura di: Agenzia sanitaria e sociale regionale
e-mail: asrdirgen@regione.emilia-romagna.it
aggiornamento: 21 febbraio 2012

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