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DOSSIER n. 81/2003

Indicazioni all'utilizzo della FDG-PET in oncologia. Analisi critica della letteratura scientifica


copertina 81 Premessa

Il presente documento - commissionato al CeVEAS di Modena dall’Agenzia sanitaria regionale (ASR) della Regione Emilia-Romagna - riassume le prove scientifiche disponibili relativamente all’utilizzo appropriato della tomografia ad emissione di positroni (FDG-PET) in oncologia.

La PET è una tecnologia di medicina nucleare che permette una diagnostica per immagini non invasiva mediante lo studio di processi metabolici negli organismi viventi e delle alterazioni in essi indotte da parte di differenti patologie. A differenza della tomografia assiale computerizzata (TAC) e della risonanza magnetica nucleare (RMN), che forniscono essenzialmente informazioni sulla struttura anatomica, la PET fornisce immagini e permette di quantificare funzioni biochimiche o fisiologiche. Questo tipo di informazioni è potenzialmente assai utile poiché le alterazioni funzionali causate da patologie precedono l’insorgenza di alterazioni strutturali; al fine di una estensione dell’esame nella maggior parte dei pazienti, deve comunque essere valutato il suo impatto clinico.

L’interesse crescente per il potenziale diagnostico e le applicazioni cliniche della PET richiede quindi uno sforzo mirato a favorire una sua introduzione appropriata nella pratica clinica e a definire contestualmente il volume dell’offerta e i bisogni assistenziali relativi al suo utilizzo.

L’ASR ha commissionato al CeVEAS una valutazione critica delle raccomandazioni esistenti a livello nazionale e internazionale che – dopo essere stata discussa e confrontata con un panel multidisciplinare comprendente gli utilizzatori della procedura (medici nucleari) e i clinici coinvolti nel management dei pazienti oncologici (oncologi medici, internisti e pneumologi) – potesse rappresentare la base per definire indirizzi relativi alle priorità d’uso e di ricerca clinica in un settore in così rapido sviluppo.

Il rapporto è stato elaborato a partire dalla letteratura cosiddetta secondaria e terziaria (rispettivamente, revisioni sistematiche e rapporti di technology assessment), e solo in assenza di questi primi due tipi di fonti informative sono stati analizzati gli studi clinici primari. Questo documento è aggiornato agli studi pubblicati fino al settembre 2002 e verrà rivisto con frequenza semestrale per incorporare i nuovi studi che verranno via via pubblicati.


Metodologia per la produzione del rapporto

Le tappe che hanno scandito la produzione del rapporto sono state:

Una fase importante del confronto e della discussione tra gruppo di coordinamento e panel multidisciplinare è stata dedicata alla definizione dei criteri attraverso cui classificare le indicazioni cliniche all’uso della PET. Il consenso è stato raggiunto sul seguente schema definitorio, la cui filosofia generale è presentata in Figura 1. 


Indicazioni appropriate

Si hanno indicazioni appropriate quando gli studi disponibili soddisfano tutte e tre le seguenti condizioni:


Indicazioni di appropriatezza non ancora sufficientemente dimostrata


In questa categoria sono stati specificati 2 sottogruppi definiti sulla base del tipo di studi disponibili:

a) è stata documentata una migliore performance diagnostica (in termini di sensibilità e specificità) della PET rispetto alle tecniche convenzionali considerate come gold standard, senza tuttavia prove di un impatto sul comportamento clinico e quindi sull’outcome;
b) quando non sono disponibili almeno due studi indipendenti di adeguata numerosità e qualità sulla performance del test, anche se esistono i presupposti clinici per una potenziale applicazione della PET.


Indicazioni inappropriate

Quando ci si trova di fronte a situazioni cliniche nelle quali lo stato della malattia è tale che nessuna ulteriore informazione diagnostica modificherebbe il comportamento terapeutico, oppure i dati disponibili indicano una performance del test non migliore rispetto alla diagnostica tradizionale.

Una volta concordato questo schema interpretativo è stata completata l’analisi della qualità metodologica, della completezza informativa e dei risultati quantitativi della letteratura secondaria e terziaria pubblicata nel periodo gennaio 1999 – settembre 2001, e dove necessario di quella primaria pubblicata nel periodo gennaio 1995 – settembre 2002.  


Risultati generali

Qualità e completezza degli studi disponibili

I rapporti di technology assessment e le revisioni sistematiche disponibili concordano nel rilevare una scadente qualità metodologica degli studi primari. L’analisi critica condotta per la stesura di questo rapporto ha inoltre evidenziato carenze metodologiche nella esecuzione anche di alcune revisioni sistematiche e meta-analisi.

Le principali carenze riscontrate riguardano:

Inoltre non sono stati identificati studi che abbiano direttamente - e in modo controllato - valutato l’impatto dell’uso della PET su outcome clinici, mentre solo in una minoranza degli studi è stato valutato (e talvolta con metodologia non chiara) l’impatto terapeutico dell’utilizzo della procedura. Le neoplasie per le quali è stata valutata la validità metodologica e le indicazioni sono:


Sintesi delle indicazioni


Prima di passare alla presentazione dettagliata delle singole indicazioni è importante ribadire che - per ciascuna delle aree cliniche considerate - esse si riferiscono a un “paziente medio”. Resta alla responsabilità individuale del singolo clinico indicare le ragioni che possono rendere un determinato paziente differente rispetto al paziente medio cui si riferisce l’indicazione formulata dal gruppo di lavoro che ha redatto questo documento. Nella tavola riassuntiva sono riportate le indicazioni alla PET suddivise per tipologia di appropriatezza sulla base degli studi disponibili in letteratura.

Box 1. Elenco delle indicazioni alla PET raggruppate per grado di appropriatezza

Indicazioni appropriate


Indicazioni di appropriatezza non ancora sufficientemente dimostrata
Categoria a)


Categoria b)


Indicazioni inappropriate


Aree di sviluppo di progetti di ricerca clinica


Il rapporto contiene inoltre una iniziale indicazione delle aree che dovrebbero essere considerate prioritarie per l’avvio di programmi di ricerca clinica. L’indicazione di queste aree deve tuttavia considerarsi essenzialmente esemplificativa e dovrà essere approfondita in una fase successiva, eventualmente coinvolgendo un panel di esperti a rappresentatività nazionale. È infatti opinione condivisa tra i membri del panel che un eventuale programma di ricerca clinica sulla PET potrebbe utilmente essere proposto dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del prossimo programma nazionale di ricerca sanitaria. In linea generale, programmi di ricerca andrebbero avviati nelle seguenti situazioni:

Fermo restando che questo aspetto del lavoro andrà ulteriormente approfondito qualora l’Agenzia sanitaria regionale concordi sulla utilità di procedere a una individuazione più specifica dei temi di ricerca, le aree sin qui identificate come prioritarie sono:


Indicatori di monitoraggio

Sulla base delle indicazioni riportate al precedente paragrafo “Sintesi delle indicazioni” di questo documento, sono stati definiti alcuni indicatori di monitoraggio che possono costituire la base per attività di audit clinico. Tali indicatori, elencati di seguito, sono finalizzati a valutare la percentuale di esami svolti secondo indicazioni appropriate – sia sul totale che per ciascuna delle singole indicazioni – e i tempi di attesa. Si tratta di:


Primo audit delle richieste di esame PET

Allo scopo di valutare l’applicabilità dei criteri messi a punto nell’ambito della preparazione di questo rapporto e di iniziare la raccolta di informazioni sulla appropriatezza d’uso della PET in Emilia-Romagna, nel periodo gennaio-giugno 2002 è stato realizzato un primo audit su una casistica consecutiva di pazienti sottoposti a esame PET presso il servizio dell’Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia.

Complessivamente è emerso che dei 452 pazienti per i quali era stata richiesto un esame PET nel periodo oggetto dello studio, circa un terzo (38,7%) rientrava in una delle indicazioni giudicate appropriate, l’8% nelle indicazioni di appropriatezza non ancora dimostrata, categoria a) e 19% categoria b), mentre un quarto circa dei casi (26,1%) rientrava nelle indicazioni inappropriate. Quasi un caso su dieci (8,4%) non è risultato classificabile in nessuna delle indicazioni previste in quanto appartenente a una neoplasia non considerata dal presente documento o comunque non classificabile sulla base delle informazioni cliniche raccolte.



a cura di: Agenzia sanitaria e sociale regionale
e-mail: asrdirgen@regione.emilia-romagna.it
aggiornamento: 07 settembre 2011

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