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Infezioni correlate all’assistenza


Il problema

Cosa si intende per infezione correlata all’assistenza

Le infezioni correlate all’assistenza sono infezioni acquisiti in ospedale o in altri ambiti assistenziali (struttura residenziale di lungodegenza, ambulatorio, centro di dialisi, day-surgery, domicilio), correlate all’episodio assistenziale (ossia non clinicamente manifeste o in incubazione al momento dell’inizio dell’episodio assistenziale stesso). Interessano prevalentemente i pazienti, ma più raramente possono interessare anche operatori sanitari, studenti, personale di assistenza volontario. La tabella 1 ne riporta le principali caratteristiche.

Tabella 1 - Principali caratteristiche delle infezioni correlate all’assistenza


Quanto sono frequenti e prevenibili

Nel panorama dei potenziali rischi per la sicurezza del paziente attribuibili all’assistenza sanitaria, giocano un ruolo di primo piano, perché sono frequenti, hanno un elevato impatto clinico ed economico e perché sono evitabili con l’adozione di misure di provata efficacia:

Di quali infezioni si tratta


Le più frequenti sono le infezioni urinarie, che da sole rappresentano il 30%-35% di tutte le infezioni correlate all’assistenza. L’importanza relativa di ciascuna localizzazione di infezione varia però nel tempo, in diversi ambiti assistenziali e in diversi sottogruppi di pazienti. Le infezioni sistemiche stanno diventando via via più frequenti, come conseguenza di un graduale aumento dei fattori di rischio responsabili di queste infezioni, quali le condizioni di rischio intrinseco del paziente, l’uso di antibiotici e del ricorso al cateterismo intravascolare.

Quali sono i principali fattori di rischio Numerosi fattori possono aumentare il rischio di contrarre una infezione correlata all’assistenza, tra i quali i principali sono l’esposizione a procedure invasive diagnostiche o terapeutiche e la presenza di condizioni o malattie che aumentano la suscettibilità alle infezioni.
L’esposizione a procedure invasive aumenta il rischio di complicanze infettive a causa di: 1) accesso diretto dei microrganismi ad aree del corpo normalmente sterili; 2) moltiplicazione dei microrganismi per le condizioni favorevoli che si determinano (presenza di materiali plastici, di liquidi, creazione di nicchie ove i microrganismi possono crescere); 3) contaminazione dei presidi stessi durante la produzione o al momento dell’uso (mani del personale). La Tabella 2 indica le principali procedure invasive associate a complicanze infettive ed il tipo di infezione correlata.

Tabella 2 – Procedure invasive e infezioni correlate

Tipo di procedura

Tipo di infezioni

Cateterismo urinario

Batteriuria, infezioni sintomatiche vie urinarie, sepsi

Cateteri venosi e arteriosi, periferici e centrali

Infezione del sito, tromboflebite, sepsi, endocardite

Respirazione assistita

Polmonite

Intervento chirurgico:

Infezione del sito chirurgico (superficiale, profonda, d’organo)

Emodialisi

Epatite, Sepsi, Infezione locale dello shunt

Protesi valvolari cardiache

Endocardite

Pacemakers

Endocardite

Protesi vascolari

Infezione locale

Shunt ventricolari

Meningite


 

Diverse condizioni possono alterare le difese dell'ospite alle infezioni: le principali sono elencate in Tabella 3.

Tabella 3 - Condizioni dell’ospite che aumentano la suscettibilità alle infezioni

Età (neonati, anziani)

Alterazioni stato di coscienza

Neoplasie

Anemia aplastica, falciforme

Immunodeficienze acquisite o congenite

Ostruzioni/stenosi dell’apparato gastrointestinale o genito-urinario

Diabete

Patologia cardiovascolare

Trauma/ustioni

Insufficienza renale

Infezioni concomitanti

Malnutrizione

Splenectomia

Trapianti di organo



Il rischio di contrarre una infezione correlata all’assistenza, in assenza di adeguate misure di controllo, è in aumento per la presenza di numerosi fattori favorenti, quali:

Quali sono i microrganismi responsabili

Qualsiasi microrganismo può essere responsabile di infezioni correlate all’assistenza e molte infezioni sono polimicrobiche. Fino ad alcuni anni fa, la maggior parte delle infezioni ospedaliere era sostenuta da batteri gram-negativi; negli ultimi anni è, invece, progressivamente aumentata la frequenza di gram-positivi (in particolare stafilococco aureo, stafilococchi coagulasi-negativi ed enterococchi) e di infezioni sostenute da funghi.
Un problema in costante aumento è quello della selezione di ceppi resistenti agli antibiotici. E’ un problema  a livello mondiale e interessa sia le infezioni correlate all’assistenza che le infezioni acquisite in comunità. In ambito ospedaliero, soprattutto in alcuni reparti, è un problema molto serio, per la progressiva selezione di ceppi con resistenze multiple, che rendono molto difficile il trattamento delle infezioni.

Programmi di sorveglianza e controllo in Italia

Le prime indicazioni ministeriali in merito risalgono al 1985 quando venne emanata la Circolare Ministeriale n.52 “Lotta contro le Infezioni Ospedaliere"  che raccomandava l’istituzione di programmi di controllo delle infezioni ospedaliere a livello regionale e a livello locale. In ciascun presidio ospedaliero il programma di controllo doveva prevedere l’istituzione di un Comitato multidisciplinare di controllo, la definizione di un gruppo operativo composto da medici e infermieri e l’istituzione della figura della Infermiera addetta al controllo delle infezioni ospedaliere (ICI). Nel 1988 è stata emanata una seconda Circolare (“Lotta contro le infezioni ospedaliere: la sorveglianza” n.8 del 1988) che ha definito i metodi di sorveglianza da adottare ed un rapporto posti letto/Infermiere addetto al Controllo delle Infezioni (ICI) di 250-400 per ogni figura infermieristica a tempo pieno. Il Piano Sanitario Nazionale del 1998-2000 ha incluso la prevenzione delle infezioni ospedaliere tra gli obiettivi prioritari di salute, indicando l’esistenza di un programma di controllo (basato sul Comitato, la disponibilità di personale addestrato e di protocolli e procedure scritte) quale criterio per l’accreditamento delle strutture; tale obiettivo è stato ripreso dai Piani Sanitari Nazionali successivi.
In Italia sono stati condotti numerosi studi di prevalenza e di incidenza, che hanno interessato tutto l’ospedale o alcuni reparti a rischio, e che hanno riportato una frequenza di infezioni ospedaliere paragonabile a quella rilevata nei paesi anglosassoni e in alcuni casi superiore (Tabella 4, Tabella 5 e Tabella 6).

Tabella 4 – Studi multicentrici di prevalenza sulle infezioni correlate all’assistenza in Italia

autore, anno

luogo

tipo di reparto e n° di ospedali o reparti

n° di pazienti

prevalenza (%)

Zotti, 2000

Piemonte

tutto l'ospedale (60)

9467

7,8

Di Pietrantonj, 2000

Italia

tutto l'ospedale (10)

1315

9

Lizioli, 2000

Lombardia

tutto l'ospedale (113)

18867

4,9

Nicastri, 2001

Italia

tutto l'ospedale (15)

2165

7,5

Moro, 2001-2002

Emilia-Romagna

Residenze Sanitarie Assistenziali   (15), CP (34)

1926

9,6

Studio Spin, 2004

Veneto

tutto l'ospedale (21)

6352

6,9

Ippolito, 2002

Italia

tutto l'ospedale (32)

3306

6,9

Ippolito, 2003

Italia

tutto l'ospedale (40)

3402

6,2

Ippolito, 2004

Italia

tutto l'ospedale (48)

3416

5,4

Ippolito, 2004

Italia

tutto l'ospedale (44)

2901

6,7

Rodella, 2004

Toscana

tutto l'ospedale (41)

6631

4,5

 

Tabella 5 – Studi multicentrici di incidenza sulle infezioni del sito chirurgico in Italia

autore, anno

luogo

tipo di reparto e n° di ospedali o reparti

n° di pazienti

Incidenza   (%)

Greco, 1991

Abruzzo,

Campania, Sardegna

chirurgia generale (20)

7641

13,6

Moro, 1991

Roma, Arezzo

chirurgia generale (3), ortopedia (1)

1019

433

4,9

1,2

ASR Friuli Venezia-Giulia

Friuli Venezia Giulia

chirurgia gastrica, chirurgia colorettale, appendicectomia, colecistectomia, mastectomia

1402

 

 

 

 

7,4

 

 

 

 

protesi d’anca, riduzione aperta di frattura

1044

1,5

Moro, 2002 e 2005

Emilia Romagna

chirurgia gastrica, chirurgia colorettale, appendicectomia, colecistectomia, mastectomia

1298

 

 

 

 

6,2

 

 

 

 

protesi d’anca, riduzione aperta di frattura

405

1,2

Argentero, 2006

Piemonte

interventi di ernia

4389

1

interventi sul colon

844

8,5

 


Tabella 6 – Studi multicentrici di incidenza sulle infezioni in terapia   intensiva in Italia

autore, anno

luogo

tipo di reparto e n° di ospedali o reparti

n° di pazienti

Incidenza   (%)

Carrieri, 2003

Italia

terapia intensiva neonatale (21)

2160

17% dei neonati sviluppano sepsi a 48 ore dal ricovero

 

Malacarne, 2004 (progetto Giviti)

Italia

terapia intensiva (71)

9493, di cui 5903 eleggibili

25% dei pazienti infezione al ricovero 11% infezione durante il ricovero 7% al ricovero e durante

 

Busetti, 2006

Friuli Venezia Giulia

tutte le unità di terapia intensiva della Regione

3215

2003: 16,8 polmoniti su 1000 giornate di ventilazione

 

2004: 17,7 polmoniti su 1000 giornate di ventilazione

 



Sulla base delle indicazioni della letteratura e degli studi multicentrici effettuati in questi anni, si può stimare che in Italia dal 5 all’8% dei pazienti ricoverati contragga un’infezione ospedaliera: si può, quindi, stimare che ogni anno, in Italia, si verifichino dalle 450.000 alle 700.000 infezioni in pazienti ricoverati in ospedale, soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. Poiché le infezioni ospedaliere potenzialmente prevenibili rappresentano il 30% circa di quelle insorte, si può stimare che ogni anno vi siano fra le 135.000 e le 210.000 infezioni prevenibili, e che queste siano causa del decesso nell’1% dei casi (dai 1350 ai 2100 decessi circa prevenibili in un anno).
Il Progetto europeo EARSS di sorveglianza delle infezioni resistenti ha evidenziato, inoltre, come l’Italia sia uno dei paesi europei con la proporzione più elevata di infezioni sistemiche sostenute da Staphylococcus aureus meticillina-resistente (MRSA) su tutte le infezioni sistemiche da Staphylococcus aureus. Questo microrganismo è d’origine prevalentemente ospedaliera e la frequenza di infezioni sistemiche da MRSA viene utilizzata da diversi paesi come indicatore di trasmissione di infezioni nelle organizzazioni sanitarie.


a cura di: Agenzia sanitaria e sociale regionale
e-mail: asrdirgen@regione.emilia-romagna.it
aggiornamento: 07 settembre 2011

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